Umi hotaru

Year:

2021

Le lucciole marine, piccoli crostacei di cui sono popolate le coste del Giappone, a differenza di altri animali bioluminescenti, riescono a brillare anche dopo essere state essiccate, particolarità sfruttata e tenuta segreta dall’esercito giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. Numerosi esemplari erano stati raccolti, essiccati e portati al fronte. I soldati venivano dotati nel loro equipaggiamento di fialette contenenti polvere di umi-hotaru essiccata; ogni volta che avevano necessità di leggere mappe nell’oscurità o nella giungla, realizzavano sul palmo della mano una mistura di polvere e saliva che in pochi secondi riattivava la bioluminescenza e rendeva la mano luminosa di un turchese acceso. La fredda luce blu era abbastanza brillante da consentire ai soldati di leggere mappe, ma troppo fioca per rivelare la posizione ai nemici vicini. Umi hotaru prende forma dall’intento di riportare in camera oscura la stessa dinamica di lettura, superandone l’esclusiva valenza bellica per imprimerle un carattere più intimistico. Due lettere autentiche giapponesi scritte a mano, inviate nel 1944 dai familiari ai soldati in guerra, vengono impresse sul foglio fotosensibile dalla luce degli umi-hotaru. Gli ideogrammi raccontano di vita quotidiana, di eventi pudicamente accennati, di sentimenti universali. L’opera si compone di una sequenza, corrispondente alle facciate delle missive, di otto stampe chimiche di piccolo formato e una installazione video in cui l’oscurità viene interrotta dal bagliore luminescente delle lucciole marine che delinea il contorno di una mano.



Stampe ai sali d’argento su carta baritata opaca impressionate con luce bioluminescente della Cypridina Hilgendorfii, cornice in alluminio rivestita in legno di noce,
39.5x33 cm.
Video, 9’12’’